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CANTIERE NAUTICO |
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di Archetti Ugo, Angelo, Adriano - s.n.c. |
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Storia del Cantiere della Famiglia Archetti |
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A Monte Isola, l'isola più grande dei laghi europei, posta al centro del Lago
d'Iseo, sicuramente ci sono sempre stati abili artigiani capaci di
ricavare, dai legni lì esistenti (castagno, larice, acacia, pino...),
barche adatte alla navigazione, per lavoro o per diporto.
L'Estimo Mercantile del 1750 segnala l'esistenza di vari
costruttori nautici con una discreta rendita annuale e con il cognome ARCHETTI,
lo stesso degli artigiani che continuano la tradizione dei maestri d'ascia a
Peschiera Maraglio. |
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La barca è un elemento importante nella storia della Famiglia Archetti di
Peschiera Maraglio (frazione di Monte Isola).
Essa è stata oltre che mezzo di lavoro, anche veicolo indispensabile per gli
spostamenti sull'acqua.Oggi nel Cantiere Nautico Montisola, Ugo, Angelo ed Adriano Archetti,
con
abilità manuale e con legni pregiati, costruiscono lance, dinghi, leggere
derive veliche come il famoso Dingotto, solidi gozzi fino a 10 metri, cabinati a
motore e a vela; inoltre vengono rimesse a nuovo barche di legno di storiche
fattezze. |
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Tutte le barche che escono dal Cantiere Nautico Montisola sono
costruite rigorosamente a mano, con fasciame a klinker o liscio, unendo le
tradizionali tecniche di costruzione ai più avanzati sistemi di incollaggio
e protezione in vetro e resina epossica Csystem e Westsystem.
Nelle barche a fasciame liscio, prima si realizza lo scheletro, o nervatura,
poi si mettono le fasce. Nel klinker, a fare da supporto, c'è una serie di
selle che guidano la posa della carena e poi vengono rimosse per l'installazione
delle costole flessibili. |
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Gli Archetti hanno continuato una tradizione
bicentenaria di fedeltà al legno. I legni pregiati usati nella costruzione,
tutti con stagionatura di almeno due anni, sono il mogano, il teak e l'iroko per
i fasciami, il rovere e l'acacia per le ordinate, l'abete e il douglas per gli
alberi.
Le barche vengono verniciate o pitturate a mano, con vernici poliuretaniche ed
epossidiche a bassa manutenzione; dal 1985 è stato introdotto l'uso di resine
epossidiche per il trattamento della carena, sia internamente che esternamente,
ottenendo l'eliminazione dei problemi di manutenzione.
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